PIACENTINO - MUSICA JAZZ
*Consigliato da Musica Jazz
La presenza di illustri ospiti stranieri non di rado rappresenta il classico specchietto per le allodole. Poche volte accade invece, come in questo disco, che le guest stars non soltanto si inseriscano alla perfezione nel progetto ma vi partecipino con palese e travolgente convinzione. In K Club, per citare quello che forse è il brano migliore, c’è il fuoco della passione innestato in un tracciato piuttosto difficile, prevedendo anche lunghe parti di improvvisazione collettiva come ai tempi dell’antico New Orleans o di Mingus ( che di certo è tra gli ascendenti di questa musica). Il postbopper Oatts e Smith, che quì svela una natura postcoltraniana, hanno ruoli di protagonisti, che svolgono egregiamente; ma non si può negare che questo eccellente disco poggi soprattutto sul trio italiano che lo ha immaginato: Pino Jodice,che ne è il vero responsabile oltre che l’autore di spicco,vanta un pianismo di fortwe inpulso, tyneriano nell’anima più che nella forma; Pirozzi e Pietro Iodice formano una ritmica compatta e propulsiva, vero motore di questa musica allo stesso tempo pensata e selvaggia
VITTORIO LO CONTE - ALL ABOUT JAZZ
Il trio del pianista romano Pino Iodice è attivo da lungo tempo. Adesso con il supporto di due ospiti d'eccezione, Tommy Smith e Dick Oatts, pubblica un progetto di grande impatto grazie ad una ritmica che funziona perfettamente e all'inserimento dei due ospiti che avviene senza sforzo alcuno: il loro è uno scambio non solo musicale ma anche umano, in cui si riescono a mettere a punto degli equilibri sorprendenti. La beatlesiana “Eleanor Rigby” è sicuramente una bella canzone ma nelle mani di questi musicisti diventa uno stupendo brano di jazz, che quasi meriterebbe di entrare fra gli standards. Le altre composizioni, alcune portate dagli ospiti, altre scritte dal leader sono anch'esse di alto livello. Creano un'atmosfera speciale, senza che il disco prenda direzioni improvvise in un senso o nell'altro, secondo i gusti dell'autore. Tommy Smith, ritornato in Scozia dopo gli anni passati a New York (e le incisioni per la Blue Note) si rivela un solista prezioso, così come Dick Oatts, ambedue molto sensibili nell'interpretazione dei brani di Iodice, fra cui il riuscito “High Tension” di apertura. Pure loro danno un bel contributo - “Tree of Knowledge” dalla penna di Tommy Smith, “In Passing” di Dick Oatts - mettendo insieme un bell'equilibrio fra mente e cuore, fra dinamicità virtuosistica ed espressione, sfuggendo alla tentazione di fare affondare il tutto in una jam session più o meno riuscita. Una collaborazione ed un progetto riusciti.
GIUSEPPE MAVILLA - JAZZITALIA
E' gradevole imbattersi all'ascolto di "High Tension", cd del Pj5et Special Project quintetto capitanato dal pianista Pino Iodice con Luca Pirozzi al contrabbasso e Pietro Iodice alla batteria e soprattutto con due ospiti illustri ai sax, Dick Oatts all'alto e Tommy Smith al tenore. Non un must, ma un buon prodotto che sicuramente si distingue tra le numerose produzioni discografiche che si fregiano dell'etichetta jazz ma che spessissimo si confondono tra loro per l'eccessiva standardizzazione che li contraddistingue. Undici composizioni originali firmate un po' da tutti i componenti del quintetto ad eccezione di Pietro Iodice, con l'aggiunta del reprise della famosa Eleanor Rigby, di beatlesiana memoria, costituiscono le selezioni contenute nel cd e tutte quante restituiscono appieno il senso del progetto, indubbiamente molto partecipato ed intenso, anche a giudicare dalle note contenute all'interno della copertina del cd. Note che sono a firma dell'artefice del progetto stesso, Pino Iodice, che descrive l'essenza di ogni brano e ciò che lo ha ispirato dando anche notevole evidenza all'apporto che i due musicisti ospiti, Oatts e Smith, hanno aggiunto alla sua maturazione professionale. Il sound è intriso di varie influenze sempre comunque in ambito jazzistico e contraddistinto proprio da quell'alta tensione che ha titolato l'album e che percorre le tracce più movimentate dove la passione viscerale che il quintetto riversa nell'esecuzione dei brani è l'elemento coinvolgente. Primario in tal senso è il ruolo dei due fiati, vere e proprie voci del quintetto che scorazzano il lungo e largo da un brano all'altro incrociando l'altrettanto teso e vibrante pianoforte di Iodice. La sezione ritmica fornisce poi completamento al tutto mostrandosi totalmente adeguata e pronta a rispondere ad ogni necessità di supporto. Tra i brani, da segnalare l'iniziale High Tension, la singolare, in relazione alle altre, Tree Knowledge, l'intensa, Song for Alex, dedicata da Pino Iodice al figlio Alessandro, Doctor Smith And Mister Oatts, che suggella la collaborazione con i due musicisti ospiti e l'avvolgente, In Passing.
FABIO CIMINIERA - JAZZ CONVENTION
Manca l'orchestra ma non viene meno l'atteggiamento orchestrale di Pino Iodice: questo potrebbe essere, in estrema sintesi, uno degli aspetti più essenziali di High Tension, lavoro che vede coinvolti i fratelli Iodice con Luca Pirozzi al contrabbasso e, come solisti, i due sassofonisti lo statunitense Dick Oatts e lo scozzese Tommy Smith.
Il disegno generale di High Tension, infatti, sembra contenere e prevedere gli spazi per un organico largo e, soprattutto nello sviluppo dei temi, quasi ci si aspetta di sentir comparire sezioni di fiati, pronte ad intervenire nelle strutture articolate e fluide della musica proposta. Un quintetto solido e ben congegnato: per quanto sul disco vengano presentati come ospiti, l'abnegazione di Oatts e Smith spinge in avanti il lavoro e va sottolineata per il contributo importante portato sia come interpreti che come compositori, ciascuno con due brani.
Nel corso del lavoro, la scrittura e l'arrangiamento dei brani non sono mai banali. Oltre all'illusione orchestrale, si coglie anche la precisa definizione di temi e strutture: gli interventi e i ruoli drammatici degli strumenti incalzano l'ascoltatore e sono gestiti con estrema cura; gli obbligati, le sezioni di collegamento tra le diverse parti dei brani e le sovrapposizioni degli strumenti concorrono sia allo sviluppo emotivo che alle necessità musicali.
Il risultato è in undici brani di grande intensità, felice unione di marchingegni sonori e interpretazione: elementi disposti in modo organico e organizzato mettono i cinque in grado di esprimersi ad alto livello in ogni contesto dinamico e la disponibilità dei musicisti permette di sostenere e far fruttare al meglio un incontro sonoro certamente non usuale, come quello di sax alto e tenore. Oatts e Smith si prestano con gusto al discorso orchestrale messo in gioco da Pino Iodice: intervengono spesso nel punteggiare assoli e passaggi, nel fornire sponde e contrappunti nello svolgimento dei temi, nel creare le tensioni e gli spazi per l'ingresso dei musicisti, proprio come farebbe una sezione.
Pino Iodice, Luca Pirozzi e Pietro Iodice costituiscono la ritmica della PMJO, l'Orchestra Jazz dell'Auditorium di Roma, e questo garantisce un affiatamento intenso e un allenamento, pressoché ininterrotto, al lavoro orchestrale, sia in fase di arrangiamento che di approccio e di predisposizione mentale: la spinta e il drive della musica diventano una patrimonio sempre a disposizione della formazione e, a seconda dei casi, si trasforma in forza esplosiva e sostegno delicato. In ogni circostanza, però, un insieme compatto e inscindibile, capace di dialogare con i solisti, di aprire scenari e ampliare le possibilità espressive dei brani. Undici tracce articolate e mai scontate, veicolo efficace per gli assolo e per la grande dedizione di tutto il quintetto nell'assecondare e nell'utilizzare la macchina sonora di High Tension. Al lavoro di arrangiamento, leggero ed elegante, si unisce la ricerca di soluzioni interessanti per ogni brano e l'intenzione di dare uno sviluppo lineare al filo del discorso. Una costruzione ardita ma mai barocca che permette, ad esempio, di giocare con un brano celeberrimo come Eleanor Rigby, creando, in modo estremamente raffinato, sospensione e sorpresa sulle note dei Beatles.